Pensione integrativa americana SEPP: regime agevolato per pensioni estere


Il titolare di prestazioni erogate dal programma pensionistico complementare americano (SEPP), con la funzione di consentire all’interessato di percepire prima del raggiungimento dell’età pensionabile, attraverso l’adesione ad un conto pensionistico complementare americano, che dall’estero si trasferisce nel Mezzogiorno d’Italia può fruire del regime di tassazione agevolata previsto per i titolari di redditi di pensione di fonte estera (Agenzia delle Entrate – Risposta 20 settembre 2021, n. 616).

Il caso esaminato dall’Agenzia delle Entrate riguarda l’applicazione della tassazione sostitutiva, prevista per i titolari di pensioni di fonte estera, alle somme erogate da un sistema pensionistico complementare americano denominato “Substantial Equal Periodic Payments” (SEPP).
Nella fattispecie il contribuente è residente negli Stati Uniti da 11 anni, ma intende trasferire la propria residenza in uno dei Comuni del Mezzogiorno di Italia.
Al momento non percepisce reddito da pensione (non avendo raggiunto l’età pensionabile) ma ha diritto, avendo cessato l’impiego, di percepire subito la pensione usufruendo del programma “SEPP”.
Il programma “SEPP” riguarda il sistema pensionistico complementare americano, e consente di ricevere i relativi pagamenti in anticipo e fino al raggiungimento dell’età pensionabile, attraverso un conto pensionistico complementare individuale (Individual Retirement Account – IRA).
Si chiede se le somme prelevate dal predetto conto pensionistico complementare individuale possano essere qualificate come redditi di pensione al fine di fruire del regime di tassazione agevolata previsto per i titolari di redditi di pensione estera.

In base alla normativa del TUIR (art. 24-ter) le persone fisiche, titolari dei redditi da pensione di ogni genere e di assegni ad esse equiparati, erogati da soggetti esteri, che trasferiscono la propria residenza in uno dei comuni appartenenti al territorio delle regioni Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia, con popolazione non superiore a 20.000 abitanti, e in uno dei comuni con popolazione non superiore a 3.000 abitanti rientranti nelle zone colpite dal sisma del 24 agosto 2016, del 26 e 30 ottobre 2016 e del 18 gennaio 2017, possono optare per l’assoggettamento dei redditi di qualunque categoria, prodotti all’estero, a un’imposta sostitutiva, calcolata in via forfettaria, con aliquota del 7 per cento per ciascuno dei periodi di imposta di validità dell’opzione (complessivamente 10 anni).
La finalità della norma è di attrarre nei comuni, tra l’altro, appartenenti al territorio del Mezzogiorno, i soggetti titolari di capitali e risorse finanziarie che possono essere investiti nel nostro Paese. Pertanto, la fruizione del beneficio implica l’effettivo trasferimento della persona fisica in Italia.
A tal fine, non ha alcun rilievo la nazionalità del soggetto che si trasferisce, in quanto l’accesso al regime è consentito sia a un cittadino straniero sia a un cittadino italiano, purché sia integrato il presupposto della residenza fiscale all’estero e l’ultima residenza sia stata in un Paese con il quale siano in vigore accordi di cooperazione amministrativa in ambito fiscale.
In particolare, l’opzione:
– deve essere esercitata da persone fisiche che non siano state fiscalmente residenti in Italia nei cinque periodi di imposta precedenti a quello in cui l’opzione diviene efficace, che trasferiscono la residenza da paesi con i quali sono in vigore accordi di cooperazione amministrativa (si tratta, essenzialmente, oltre ai Paesi europei, dei Paesi con i quali l’Italia ha siglato una Convenzione per evitare le doppie imposizioni, un TIEA – Tax Information Exchange Agreement – ovvero che aderiscono alla Convenzione OCSE – Consiglio d’Europa sulla mutua assistenza amministrativa in materia fiscale);
– è valida per i primi nove periodi d’imposta successivi al periodo di imposta in cui avviene il trasferimento della residenza fiscale – anno in cui l’opzione diviene efficace;
– deve essere esercitata nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta in cui viene trasferita la residenza in Italia ed è efficace a decorrere da tale periodo d’imposta.
Per l’accesso al regime agevolato è necessaria, inoltre, la titolarità di redditi che siano qualificabili come redditi da pensione secondo le disposizioni dell’articolo 49, comma 2, lettera a) del TUIR (pensioni di ogni genere e assegni ad esse equiparati), e che siano erogati da soggetti esteri.
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito (Circolare n. 21/E del 2020) che rientrano in tale nozione anche tutti quegli emolumenti percepiti dopo la cessazione di un’attività lavorativa, che trovano genericamente la loro causa anche in un rapporto di lavoro diverso da quello di lavoro dipendente (ad esempio, il trattamento pensionistico percepito da un ex titolare di reddito di lavoro autonomo).
L’espressione normativa “le pensioni di ogni genere” porta a considerare ricomprese nella categoria reddituale anche tutte quelle indennità una tantum (si pensi alla capitalizzazione delle pensioni) erogate in ragione del versamento di contributi e la cui erogazione può prescindere dalla cessazione di un rapporto di lavoro.
In linea di principio, le prestazioni pensionistiche integrative, erogate da un fondo previdenziale professionale estero o erogate tramite una società di assicurazione estera, corrisposte in forma di capitale o rendita, a un soggetto che intende trasferire la residenza nel territorio dello Stato, una volta maturato il requisito anagrafico, richiesto per l’accesso alla prestazione, devono risultare imponibili nel nostro Paese in base alla specifica Convenzione per evitare le doppie imposizioni stipulata dall’Italia con il Paese della fonte.
Detti emolumenti sono riconducibili, in via ordinaria, secondo l’ordinamento tributario vigente in Italia, ai redditi di pensione, e dunque equiparati secondo le norme del TUIR ai redditi di lavoro dipendente.

Con riferimento al caso di specie, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, data la finalità previdenziale della prestazione, volta a garantire al lavoratore dipendente una pensione integrativa nella forma di rendita e/o di capitale della pensione obbligatoria, sia pure prima del raggiungimento dell’età pensionabile, deve ritenersi che le stesse prestazioni siano riconducibili nell’ambito dei redditi di pensione. Pertanto, dall’anno di trasferimento della residenza fiscale in Italia, in uno dei comuni previsti dalla disciplina agevolativa, è possibile accedere al regime di favore previsto dal TUIR (articolo 24-ter) per l’applicazione dell’imposta sostitutiva.

Agenzia Riscossione: parte lo “sportello online” in videochiamata



Al via lo “sportello online” di Agenzia delle entrate-Riscossione per ricevere assistenza ed eseguire operazioni con una semplice videochiamata. I primi appuntamenti a distanza, che si svolgeranno tramite un collegamento diretto con un operatore dell’Agenzia, partiranno dal 27 settembre, ma già da oggi, giovedì 23 settembre, i contribuenti possono prenotarsi nell’area riservata del sito www.agenziaentrateriscossione.gov.it. (Agenzia Entrate Riscossione – comunicato 23 settembre 2021).


Nella prima fase sperimentale, il servizio è disponibile per le province di Roma, Lecce, Brescia e Bari a cui seguiranno, entro la prima metà di ottobre, Milano, Modena e Bologna. Il servizio sarà poi progressivamente esteso.


Con il nuovo servizio si potrà dialogare e chiedere assistenza in modo semplice e veloce da pc, smartphone o tablet, senza la necessità di muoversi da casa. Lo “sportello online” consente di relazionarsi con l’Agenzia in tempo reale, con la possibilità di svolgere le stesse operazioni disponibili allo sportello fisico (ad es. informazioni, assistenza per richieste di rateizzazione, di sospensione o di rimborso) tramite una piattaforma che semplifica le procedure di riconoscimento del contribuente e permettere lo scambio di documentazione anche firmata digitalmente.


La sezione “Trova lo sportello e prenota”, presente sul sito www.agenziaentrateriscossione.gov.it, consente di scegliere tra due modalità di appuntamento: in presenza o a distanza.


Per prenotare un appuntamento online, a distanza, basta accedere all’Area riservata del sito utilizzando le credenziali SPID o CIE ed entrare nella pagina “Appuntamenti e contatti”. È possibile prenotare fino ai successivi quattro giorni lavorativi, indicando data e ora tra quelle disponibili. Le prenotazioni sono aperte dal 23 settembre quando si potrà iniziare a fissare gli appuntamenti per la prima data utile del 27 settembre. A seguito della prenotazione il sistema genera una e-mail di riepilogo con tutte le informazioni utili, comprese le istruzioni per avviare la videochiamata. Il contribuente riceverà anche una successiva e-mail di promemoria dell’appuntamento. Nel giorno e ora scelti, bisognerà accedere all’Area riservata del sito, nella sezione “Consulta la tua agenda appuntamenti”, e avviare il collegamento.


Nella stessa pagina è possibile anche cancellare l’appuntamento. È consentito un ritardo massimo di collegamento di 10 minuti rispetto all’orario fissato, dopo i quali l’appuntamento non sarà più disponibile. È possibile collegarsi da computer, smartphone o tablet dotati di una connessione che supporti correttamente la trasmissione di dati.


In alternativa allo sportello “online”, sul sito internet di Agenzia delle entrate-Riscossione sono disponibili, in modalità digitale, i principali servizi a cui il contribuente può accedere in completa autonomia con pochi click, come ad esempio la richiesta di rateizzazione fino a 100 mila euro, la presentazione di una istanza di sospensione legale della riscossione, la verifica della propria situazione debitoria e il pagamento di cartelle e avvisi, nonché tutte le modalità di contatto rese disponibili dall’Agenzia per poter inviare istanze o chiedere informazioni o assistenza specialistica.


È sempre possibile prenotare un appuntamento allo sportello fisico, cioè in presenza, utilizzando il servizio “Trova lo sportello e prenota” del sito internet dell’Agenzia delle entrate-Riscossione, senza necessità di pin e password.

Stralcio delle cartelle fino a 5mila euro: pronte le istruzioni per l’annullamento automatico


L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 11/E del 22 settembre 2021, ha fornito le istruzioni per lo Stralcio dei debiti fino a 5mila euro previsto dal “decreto Sostegni” (Dl n. 41/2021); in particolare, ha fornito chiarimenti sui debiti che possono essere annullati, sui contribuenti che possono beneficiare della misura e sulle tempistiche.

Il decreto Sostegni ha disposto l’annullamento automatico di tutti i debiti di importo residuo alla data del 23 marzo 2021 fino a 5mila euro, comprensivo di capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni, risultanti dai singoli carichi affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2010 da qualunque ente creditore (salvo i debiti espressamente esclusi). Il rispetto del tetto va calcolato tenendo conto del capitale, degli interessi per ritardata iscrizione a ruolo e delle sanzioni, mentre restano esclusi dal calcolo gli aggi e gli interessi di mora e le eventuali spese di procedura. Se il contribuente ha più carichi iscritti a ruolo, conta l’importo di ciascuno: se i singoli carichi non superano i 5mila euro, possono quindi beneficiare tutti dell’annullamento. Lo Stralcio si applica anche ai debiti rientranti nella “Rottamazione-ter” (Dl n. 119/2018), nel “Saldo e stralcio” (legge di Bilancio 2019) e nella “Riapertura dei termini” (prevista dal Dl n. 34/2019). Sul sito internet dell’Agenzia delle entrate-Riscossione è possibile verificare se i debiti ammessi alle predette definizioni agevolate possono essere oggetto di annullamento.
I debiti che possono essere oggetto di Stralcio devono riferirsi alle persone fisiche e ai soggetti diversi dalle persone fisiche che hanno conseguito, rispettivamente nell’anno d’imposta 2019 e nel periodo d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2019, un reddito imponibile fino a 30mila euro. Per le persone fisiche si prendono in considerazione le Certificazioni Uniche 2020 e le dichiarazioni 730 e Redditi PF 2020 presenti nella banca dati dell’Agenzia delle Entrate alla data del 14 luglio 2021. Per i soggetti diversi dalle persone fisiche si fa invece riferimento ai modelli dichiarativi Redditi Società di capitali, Società di persone, Enti non commerciali, nel cui frontespizio è indicato un periodo d’imposta che ricomprende la data del 31 dicembre 2019.
Pertanto, il 31 ottobre 2021 saranno stralciati in automatico tutti i debiti che, al 23 marzo 2021, hanno un importo residuo fino a 5mila euro, affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2010.
L’Agenzia delle Entrate effettua le verifiche sul possesso dei requisiti da parte dei contribuenti interessati, segnalando i codici fiscali che restano fuori per il superamento del requisito reddituale, ed entro il 30 settembre darà il via libera all’annullamento. L’agente della riscossione provvederà in automatico allo Stralcio; il contribuente potrà verificare che i debiti siano stati annullati consultando la propria situazione debitoria con le modalità rese disponibili dall’agente della riscossione. I debiti oggetto di Stralcio si intendono tutti automaticamente annullati in data 31 ottobre 2021.


Detrazioni spese sanitarie per perizia medico-legale


24 SETT 2021 La detrazione non spetta per la fattura per la perizia medico-legale intestata al Tribunale anche se è rimasta a carico del contribuente (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 24 settembre 2021, n. 625)

Il Tuir consente di detrarre dall’IRPEF, nella misura del 19 per cento, le spese sanitarie per la parte che eccede 129,11 euro. Dette spese sono costituite esclusivamente dalle spese mediche e di assistenza specifica, diverse da quelle indicate nell’articolo 10, comma 1, lettera b), e dalle spese chirurgiche, per prestazioni specialistiche e per protesi dentarie e sanitarie in genere (articolo 15, comma 1, lettera c), del Tuir).
In merito all’individuazione delle spese sanitarie, occorre fare riferimento ai provvedimenti del Ministero della salute che individuano le specialità farmaceutiche, le protesi e le prestazioni specialistiche.
In tale ambito, sono da ascrivere alla categoria delle spese specialistiche quelle sostenute per la redazione di una perizia medico-legale, oltre che, naturalmente, le eventuali spese mediche ad essa finalizzate, quali le spese sostenute per visite mediche, analisi, indagini radioscopiche, ecc..
Va inoltre rilevato che, in linea generale, per poter esercitare il diritto alla detrazione delle spese sanitarie è necessario che le stesse siano state effettivamente sostenute e rimaste a carico del contribuente.
Ai fini della detrazione è altresì necessario che l’onere sia debitamente documentato; in particolare, l’onere può considerarsi sostenuto dal contribuente al quale è intestato il documento di spesa, non rilevando, a tal fine, l’esecutore materiale del pagamento.
Nella fattispecie esaminata dall’Amministrazione finanziaria l’Istante è stato sottoposto ad un intervento cardiochirurgico di riparazione della valvola mitrale non andato a buon fine, con conseguente re-intervento per sostituzione della valvola in un altro ospedale. L’Istante ha pertanto avviato una causa, in cui ha convenuto in giudizio il primo ospedale, volta all’accertamento della responsabilità medica dei cardiochirurghi della struttura stessa. In conseguenza di ciò, il giudice del procedimento civile ha nominato il consulente tecnico d’ufficio al fine dell’effettuazione della consulenza medico-legale. Al riguardo, il medico legale, membro del collegio CTU, ha emesso una fattura nei confronti del Tribunale, inserendo nelle note la seguente dicitura: “Questa fattura, in osservanza a quanto previsto dalla circolare 9/E-07/05/18 Agenzia Entrate, intestata al Tribunale, non è a carico delle Pubblica Amministrazione, ma è stata pagata da parte ricorrente”. Ciò posto, l’Istante chiede se la spesa per la consulenza medico-legale descritta possa essere portata in detrazione, essendo l’effettivo sostenitore, a titolo definitivo, della spesa stessa, nonostante il documento fiscale sia intestato al Tribunale.
Per il Fisco, nell’ipotesi di una perizia medico-legale la cui fattura sia stata intestata al Tribunale ma rimasta a carico del paziente – indipendentemente dalla eventuale riconducibilità della prestazione resa dal consulente tecnico d’ufficio alle spese sanitarie – la detrazione non spetta in quanto la fattura è intestata al tribunale e non al paziente, a nulla rilevando che il relativo onere sia stato sostenuto da quest’ultimo.

Covid-19: rilevanza fiscale degli ammortamenti 2020 sospesi


La norma che consente la deduzione fiscale delle quote di ammortamento 2020 sospese sul piano civilistico in base alle disposizioni del cd. “Decreto Agosto” non costituisce un vincolo, bensì deve ritenersi una facoltà riconosciuta al contribuente (Agenzia delle Entrate – Risposta 17 settembre 2021, n. 607).

Nell’ambito dei provvedimenti atti a contrastare gli effetti negativi della pandemia sulle imprese, il Decreto Agosto ha previsto per i soggetti che adottano i principi contabili nazionali, la possibilità di sospendere le quote di ammortamento annuali del costo delle immobilizzazioni materiali ed immateriali per il bilancio 2020.
In particolare, il Decreto Agosto stabilisce che:
– i soggetti che non adottano i princìpi contabili internazionali, nell’esercizio in corso al 15 agosto 2020, possono, anche in deroga all’articolo 2426, primo comma, numero 2), del codice civile, non effettuare fino al 100 per cento dell’ammortamento annuo del costo delle immobilizzazioni materiali e immateriali, mantenendo il loro valore di iscrizione, così come risultante dall’ultimo bilancio annuale regolarmente approvato. La quota di ammortamento non effettuata è imputata al conto economico relativo all’esercizio successivo e con lo stesso criterio sono differite le quote successive, prolungando quindi per tale quota il piano di ammortamento originario di un anno;
– i soggetti che si avvalgono della sospensione degli ammortamenti destinano a una riserva indisponibile utili di ammontare corrispondente alla quota di ammortamento non effettuata;
– nella nota integrativa al bilancio devono essere indicate le ragioni della deroga agli ordinari criteri di ammortamento, nonché dell’iscrizione e dell’importo della corrispondente riserva indisponibile, indicandone l’influenza sulla rappresentazione della situazione patrimoniale e finanziaria e del risultato economico dell’esercizio.
In altri termini, sul piano civilistico, è stabilita una deroga all’ordinario processo di ammortamento, finalizzata a ridurre l’impatto di tali costi sul risultato di periodo tendenzialmente depresso dagli effetti economici della pandemia da COVID- 19.


La norma è completata dalla previsione, secondo cui ai fini IRES ed IRAP, per i soggetti che applicano la sospensione degli ammortamenti, la deduzione della quota di ammortamento sospesa è ammessa alle stesse condizioni e con gli stessi limiti previsti dalle disposizioni del TUIR, a prescindere dall’imputazione al conto economico.
Questa previsione assume particolare rilievo poiché, in assenza di un’espressa disposizione, la scelta di applicare la sospensione degli ammortamenti sul piano civilistico, avrebbe determinato l’impossibilità di dedurre le relative quote di ammortamento; ciò in quanto, in assenza di imputazione al conto economico degli ammortamenti non sarebbe rispettato il principio di previa imputazione sancito dal TUIR.
In base ai principi generali, infatti, le spese e gli altri componenti negativi non sono ammessi in deduzione se e nella misura in cui non risultano imputati al conto economico relativo all’esercizio di competenza. Sono tuttavia deducibili:
a) quelli imputati al conto economico di un esercizio precedente, se la deduzione è stata rinviata in conformità alle norme che dispongono o consentono il rinvio;
b) quelli che pur non essendo imputabili al conto economico, sono deducibili per disposizione di legge.
Risponde a quest’ultimo principio la previsione del Decreto Agosto che sancisce espressamente la deducibilità degli ammortamenti sospesi.
In proposito l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che detta norma raccorda, da un punto di vista fiscale, la facoltà riconosciuta in sede contabile prevedendo, in particolare, che la mancata imputazione a conto economico nel 2020 della quota di ammortamento non influisce sulla deducibilità fiscale della stessa, la quale resta confermata a prescindere dall’imputazione a conto economico.
Tuttavia, considerata nel complesso la funzione agevolativa della norma, che ha lo scopo di ridurre l’impatto degli ammortamenti sul risultato di periodo al fine di contrastare gli effetti economici della pandemia da COVID-19, la deduzione delle quote di ammortamento sospese deve ritenersi una “facoltà” riconosciuta al contribuente.
Una diversa lettura delle disposizioni che presuppone il vincolo di dedurre gli ammortamenti, seppur sospesi ai fini contabili e monitorati mediante apposita riserva del patrimonio netto, incrementando le perdite fiscali di periodo (che, peraltro, ai fini IRAP non risultano riportabili nei successivi periodi d’imposta) ridurrebbe il beneficio teorico concesso alle imprese gravando le stesse di ulteriori adempimenti a fronte della fruizione di una norma agevolativa (quali il monitoraggio delle divergenza tra valore contabile e fiscale dei beni con ammortamenti sospesi).

Smart working per lavoratori distaccati e impatriati: ultimi chiarimenti dal Fisco


23 SETT 2021 Il Fisco fornisce chiarimenti sull’applicazione del regime speciale previsto per i lavoratori impatriati (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 23 settembre 2021, n. 621)

Non può applicarsi il regime speciale previsto per i lavoratori impatriati (art. 16, co. 1, d.lgs. n. 147 del 2015) ai redditi erogati al dipendente di società italiana che svolge attività lavorativa in “smart working” all’estero se gli stessi non sono stati prodotti nel territorio dello Stato e se per il periodo di imposta 2020 l’attività lavorativa non è stata svolta prevalentemente nel territorio dello Stato.
Inoltre, qualora il reddito in esame derivante dall’attività di lavoro dipendente prestato all’estero sia ivi assoggettato ad imposizione secondo quanto disposto dalla Convenzione tra la repubblica italiana ed il paese estero per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio e per prevenire l’evasione fiscale, il contribuente, considerato fiscalmente residente in Italia, potrà fruire del credito per le imposte estere nei limiti ed alle condizioni previste nell’articolo 165 del TUIR.

Superbonus spettante per chi si accolla le spese deliberate dall’assemblea


Le spese approvate dall’assemblea per gli interventi effettuati sulle parti comuni del “condominio misto”, che ospita alloggi di privati e di una Pa, possono essere sostenute dai condomini interessati che in sede assembleare, esprimendo parere favorevole, manifestano l’intenzione di accollarsi l’intero importo e pertanto possono usufruire della detrazione al 110% (Agenzia Entrate – risposta 22 settembre 2021, n. 620).

Il D.L. Rilancio ha disciplinato la detrazione, nella misura del 110%, delle spese sostenute dal 1° luglio 2020 a fronte di specifici interventi finalizzati all’efficienza energetica (ivi inclusa l’installazione di impianti fotovoltaici e delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici) nonché al consolidamento statico o alla riduzione del rischio sismico degli edifici.
Il Decreto agosto, in relazione al Superbonus ha previsto che “le deliberazioni dell’assemblea del condominio aventi per oggetto l’approvazione degli interventi oggetto dell’agevolazione sono valide se approvate con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno un terzo del valore dell’edificio”.
Tale disposizione consente, in sostanza, al condomino o ai condomini che abbiano particolare interesse alla realizzazione di determinati interventi condominiali la possibilità di manifestare in sede assembleare l’intenzione di accollarsi l’intera spesa riferita a tali interventi, avendo certezza di poter fruire anche delle agevolazioni fiscali. In tale ipotesi, ne risponderà eventualmente in caso di non corretta fruizione del Superbonus esclusivamente il condomino o i condomini che ne hanno fruito.
Pertanto, nel rispetto di ogni altra condizione richiesta dalla norma agevolativa, i condomini, potranno sostenere interamente le spese previste per gli interventi prospettati e beneficiare, quindi, dell’agevolazione fiscale, esprimendo parere favorevole a seguito di delibera valida del condominio.


Superbonus: spese sostenute per gli interventi trainanti e trainati


In materia di Superbonus, fornite precisazioni sul calcolo dei limiti di spesa per interventi su due unità residenziali ed un garage, con contestuale cambio di destinazione della pertinenza e suo accorpamento ad una delle unità residenziale (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 17 settembre 2021, n. 608).

In relazione agli interventi ammissibili, con riferimento alla condizione richiesta dalla norma che gli interventi trainati siano effettuati congiuntamente agli interventi trainanti ammessi al Superbonus, tale condizione si considera soddisfatta se le date delle spese sostenute per gli interventi trainati, sono ricomprese nell’intervallo di tempo individuato dalla data di inizio e dalla data di fine dei lavori per la realizzazione degli interventi trainanti.
Ciò implica che, ai fini dell’applicazione del Superbonus, le spese sostenute per gli interventi trainanti devono essere effettuate nell’arco temporale di vigenza dell’agevolazione, mentre le spese per gli interventi trainati devono essere sostenute nel periodo di vigenza dell’agevolazione e nell’intervallo di tempo tra la data di inizio e la data di fine dei lavori per la realizzazione degli interventi trainanti.
Con riferimento al caso di specie, in cui l’edificio, di cui l’istante riferisce di essere comproprietario, è composto da tre unità immobiliari accatastate separatamente, si ritiene che possa applicarsi il Superbonus, nel rispetto di ogni altra condizione richiesta dalla normativa e ferma restando l’effettuazione di ogni adempimento richiesto.
In relazione agli interventi da effettuare sull’edificio descritto nell’istanza, andranno considerate, ai fini della verifica del limite di spesa sui cui calcolare la detrazione, le tre unità immobiliari di cui si compone l’edificio risultanti al catasto all’inizio degli interventi edilizi, inclusa la pertinenza.


Pronte le regole per i ristori riservati agli operatori dei terminal portuali


Definite le modalità di presentazione della domanda per accedere al contributo riservato per gli operatori dei terminal portuali che hanno subito perdite a causa dell’Emergenza Covid-19 (Ministero Infrastrutture e Trasporti – decreto 10 agosto 2021, n. 325).

L’agevolazione introdotta dalla Legge di Bilancio 2021 consente di compensare la riduzione dei ricavi conseguente alle limitazioni delle attività e quindi al calo di passeggeri sbarcati e imbarcati nel periodo dal 23 febbraio 2020 al 31 dicembre 2020.


Le domande possono essere presentate dalle imprese che gestiscono i terminali portuali asserviti allo sbarco e imbarco di persone, titolari di concessioni demaniali e che hanno subito danni derivanti dall’insorgenza dell’epidemia da Covid-19.


L’invio deve essere effettuato entro il 17 ottobre 2021 esclusivamente a mezzo PEC alla Direzione Generale per la vigilanza sulle Autorità di sistema portuale, il trasporto marittimo e per vie d’acqua interne del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili all’indirizzo di posta elettronica certificata dg.tm@pec.mit.gov.it.


Ai fini dell’accesso al contributo, per danno subito a causa dell’insorgenza dell’epidemia da Covid- 19 si intende la riduzione dei ricavi conseguente al decremento dei passeggeri sbarcati e imbarcati nel periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 31 dicembre 2020 rispetto alla media dei ricavi registrata nel medesimo periodo del precedente biennio.


La richiesta di contributo può essere presentata anche per periodi limitati rispetto all’arco temporale previsto o per periodi non continuativi, purché comunque compresi tra il 23 febbraio 2020 e il 31 dicembre 2020.


La riduzione dei ricavi di cui al comma 1 deve essere riferita alla riduzione dei ricavi lordi conseguente alle misure di contenimento e di contrasto all’emergenza da Covid-19, tenendo anche conto:


– dei costi cessanti connessi alla riduzione dei servizi;


– dei minori costi di esercizio derivanti dagli ammortizzatori sociali applicati in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da Covid-19;


– dei costi aggiuntivi sostenuti in conseguenza della medesima emergenza, quali a titolo esemplificativo igienizzazione e sanificazione dei mezzi utilizzati nei terminal, acquisto di dispositivi di protezione individuale e similari.


Sono esclusi gli importi recuperabili da assicurazioni, contenzioso, arbitrato o altra fonte per il ristoro delle mancate entrate.


In ogni caso è esclusa qualsiasi sovra-compensazione del danno subito.


La domanda, a pena di inammissibilità deve:


– essere redatta in conformità al modello approvato;


– indicare i valori sui danni distinti per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020, in conformità al modello approvato;


– essere corredata da una relazione di un esperto indipendente iscritto nel registro dei revisori legali recante la descrizione anche del nesso causale tra le singole voci indicate ai fini della determinazione del danno subito e l’emergenza epidemiologica da Covid-19;


– recare la dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentante della società che attesti, sotto la propria responsabilità anche la veridicità dei dati della relazione, specificando in particolare che:


a) i minori ricavi nel periodo non sono derivanti da eventi societari indipendenti e non connessi all’emergenza epidemiologica;


b) non sono stati percepiti eventuali altri contributi europei, statali o regionali aventi finalità analoghe a quelle del presente decreto che possano determinare sovracompensazioni;


c) l’impresa, se diversa da microimpresa o piccola impresa, non si trovava già in difficoltà alla data del 31 dicembre 2019;


d) l’impresa, se microimpresa o piccola impresa già in difficoltà alla data del 31 dicembre 2019, non è soggetta a procedure concorsuali per insolvenza ai sensi del diritto nazionale e non abbia ricevuto aiuti per il salvataggio o aiuti per la ristrutturazione.


Le regole per i contributi per palestre e discoteche chiuse per emergenza Covid


Individuati i destinatari e le modalità di accesso al contributo a fondo perduto a favore degli esercenti che hanno dovuto chiudere obbligatoriamente l’attività per almeno 100 giorni nel periodo tra il 1° gennaio e il 25 luglio 2021 a causa del perdurare dell’emergenza sanitaria e dei provvedimenti adottati con lo scopo di contenere i contagi (D.M. 03 settembre 2021).

Possono beneficiare degli aiuti previsti i soggetti esercenti attività d’impresa, arte e professione che:
a) alla data del 23 luglio 2021 (data di entrata in vigore del D.L. n. 105/2021), svolgono, come attività prevalente comunicata con modello AA7/AA9 all’Agenzia delle entrate, un’attività che risulta chiusa in conseguenza delle misure di prevenzione, rappresentate dalle attività individuate dal codice ATECO 2007 “93.29.10 – Discoteche, sale da ballo night-club e simili”;
b) alla data del 26 maggio 2021 (data di entrata in vigore del D.L. n. 73/2021 – Sostegni-bis), svolgono, come attività prevalente comunicata con modello AA7/AA9 all’Agenzia delle entrate, un’attività riferita ai codici ATECO 2007 indicati di seguito, rispetto alla quale dichiarano, nell’istanza di accesso al contributo, di aver registrato, per effetto delle misure adottate, nel periodo intercorrente fra il 1° gennaio 2021 e la data del 26 maggio 2021, la chiusura per un periodo complessivo di almeno cento giorni:
47.78.31 – Commercio al dettaglio di oggetti d’arte (incluse le gallerie d’arte)
49.39.01 – Gestioni di funicolari, ski-lift e seggiovie se non facenti parte dei sistemi di transito urbano o suburbano
56.21.00 – Catering per eventi, banqueting
59.14.00 – Attività di proiezione cinematografica
79.90.11 – Servizi di biglietteria per eventi teatrali, sportivi ed altri eventi ricreativi e d’intrattenimento
82.30.00 – Organizzazione di convegni e fiere
85.51.00 – Corsi sportivi e ricreativi
85.52.01 – Corsi di danza
90.01.01 – Attività nel campo della recitazione
90.01.09 – Altre rappresentazioni artistiche
90.02.09 – Altre attività di supporto alle rappresentazioni artistiche
90.04.00 – Gestione di teatri, sale da concerto e altre strutture artistiche
91.02.00 – Attività di musei
91.03.00 – Gestione di luoghi e monumenti storici e attrazioni simili
92.00.02 – Gestione di apparecchi che consentono vincite in denaro funzionanti a moneta o a gettone
92.00.09 – Altre attività connesse con le lotterie e le scommesse
93.11.10 – Gestione di stadi
93.11.20 – Gestione di piscine
93.11.30 – Gestione di impianti sportivi polivalenti
93.11.90 – Gestione di altri impianti sportivi nca
93.13 – Gestione di palestre
93.21 – Parchi di divertimento e parchi tematici
93.29.10 – Discoteche, sale da ballo night-club e simili
93.29.30 – Sale giochi e biliardi
93.29.90 – Altre attività di intrattenimento e di divertimento nca
96.04 – Servizi dei centri per il benessere fisico
96.09.05 – Organizzazione di feste e cerimonie


Per poter beneficiare degli aiuti previsti, alla data di presentazione dell’istanza, i soggetti beneficiari devono:
a) essere titolari di partiva IVA attiva prima della data del 23 luglio 2021 per i soggetti esercenti attività individuate dal codice ATECO 2007 “93.29.10 – Discoteche, sale da ballo night-club e simili” ovvero prima della data del 26 maggio, per gli altri soggetti beneficiari;
b) essere residenti o stabiliti del Territorio dello Stato;
c) non essere già in difficoltà al 31 dicembre 2019, fatta salva la deroga disposta per le microimprese e le piccole imprese ai sensi del punto 23, lettera c), dalla Sezione 3.1 «Aiuti di importo limitato» della comunicazione della Commissione europea del 19 marzo 2020.
Non possono beneficiare degli aiuti:
a) gli enti pubblici di cui all’articolo 74 del TUIR;
b) gli intermediari finanziari e le società di partecipazione di cui all’articolo 162-bis del TUIR.

L’aiuto è riconosciuto, nei limiti della dotazione finanziaria, sotto forma di contributo a fondo perduto.
Per ottenere il contributo, i soggetti interessati presentano, esclusivamente in via telematica, un’istanza all’Agenzia delle entrate con l’indicazione della sussistenza dei requisiti richiesti.
L’istanza può essere presentata, per conto del soggetto interessato, anche da un intermediario, delegato al servizio del cassetto fiscale dell’Agenzia delle entrate.
Il contributo è corrisposto dall’Agenzia delle entrate mediante accreditamento diretto sul conto corrente bancario o postale indicato dal richiedente nell’istanza.