Fisco: Sismabonus e attestazione di conformità degli interventi eseguiti al progetto


In materia di Sismabonus acquisti, in merito all’attestazione di conformità degli interventi eseguiti al progetto depositato al SUAP, a differenza di quanto previsto per l’asseverazione attestante la riduzione delle classi di rischio sismico, non è richiesto che la stessa sia presentata entro la entro la data di stipula del rogito (Agenzia delle entrate – Risposta 08 ottobre 2021, n. 688).

La detrazione spettante agli acquirenti delle unità immobiliari vendute da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare che abbiano realizzato interventi relativi all’adozione di misure antisismiche, mediante interventi di demolizione e ricostruzione di interi edifici – anche con variazione volumetrica rispetto all’edificio preesistente, ove le norme urbanistiche vigenti lo consentano – dai quali derivi una riduzione del rischio sismico che determini il passaggio ad una o a due classe di rischio inferiore, spetta agli acquirenti le cui procedure autorizzatorie sono iniziate dopo il 1° gennaio 2017 ma prima del 1° maggio 2019, anche se l’asseverazione non è stata presentata contestualmente alla richiesta del titolo abilitativo.
In tale evenienza, ai fini della detrazione è necessario che la predetta asseverazione sia presentata dall’impresa entro la data di stipula del rogito dell’immobile oggetto degli interventi di riduzione del rischio sismico.
Con riferimento, invece, ai termini di presentazione dell’attestazione di conformità degli interventi eseguiti al progetto dal direttore dei lavori, quest’ultimo e il collaudatore statico, ove nominato per legge, all’atto dell’ultimazione dei lavori strutturali e del collaudo, attestano, per quanto di rispettiva competenza, la conformità degli interventi eseguiti al progetto depositato, come asseverato dal progettista.
L’asseverazione e le attestazioni sono depositate presso lo sportello unico e consegnate in copia al committente, per l’ottenimento dei benefici fiscali.
In merito all’attestazione di conformità degli interventi eseguiti al progetto depositato al SUAP, a differenza di quanto previsto per l’asseverazione attestante la riduzione delle classi di rischio sismico, non è richiesto che la stessa sia presentata entro la entro la data di stipula del rogito.
Ne consegue che, fermo restando il rispetto delle disposizioni urbanistiche in materia, nel caso in cui l’immobile sia stato acquistato dall’istante a maggio 2020 da un’impresa di costruzioni, il contribuente nel presupposto che abbia presentato al SUAP, entro la data del rogito, l’asseverazione può accedere all’agevolazione del cd. “Sisma bonus acquisti”.


In G.U. il “DL Capienze”


Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 241 dell’08 ottobre 2021 il D.L. 08 ottobre 2021 recante disposizioni urgenti, in vigore dall’ 11 ottobre 2021, per l’accesso alle attività culturali, sportive e ricreative, nonché per l’organizzazione di pubbliche amministrazioni e in materia di protezione dei dati personali.

Teatri, cinema, concerti

In zona bianca, per gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche, locali di intrattenimento e musica dal vivo e in altri locali o spazi anche all’aperto, la capienza consentita è del 100% di quella massima autorizzata sia all’aperto che al chiuso.


Inoltre l’accesso è consentito esclusivamente ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi COVID-19.

Musei

Nelle strutture museali è stata eliminata la distanza interpersonale di un metro.

Sport

La capienza consentita per assistere alle competizioni sportive non può essere superiore al 75% di quella massima autorizzata all’aperto e al 60% al chiuso.

Discoteche

La capienza nelle sale da ballo, discoteche e locali assimilati non può essere superiore al 75% di quella massima autorizzata all’aperto e al 50% al chiuso.


Nei locali al chiuso deve essere garantita la presenza di impianti di aerazione senza ricircolo dell’aria.

Sanzioni

In caso di violazione delle regole su capienza e green pass nei settori di spettacoli, eventi sportivi e discoteche, la chiusura si applica dalla seconda violazione.

INPS: applicazione della maggiore aliquota e/o rinuncia alle detrazioni d’imposta


È possibile per i pensionati effettuare la richiesta per l’applicazione della maggiore aliquota e/o per la rinuncia alle detrazioni d’imposta (INPS – Messaggio 08 ottobre 2021, n. 3404)

I beneficiari delle prestazioni pensionistiche e previdenziali interessati all’applicazione dell’aliquota più elevata degli scaglioni annui di reddito e/o al non riconoscimento, in misura totale o parziale, delle detrazioni d’imposta per reddito, di cui all’art. 13 del D.P.R. n. 917/1986 (TUIR – altre detrazioni), sono tenuti a darne comunicazione all’INPS ogni anno.
Al riguardo, si rende noto che le relative richieste possono essere inoltrate all’Istituto compilando l’apposita dichiarazione on line accedendo al servizio dedicato “Detrazioni fiscali – domanda e gestione” disponibile sul sito www.inps.it.
Si comunica inoltre che, a partire dal 15 ottobre 2021, sarà possibile acquisire le suddette richieste anche per il periodo d’imposta 2022.
Resta fermo che in assenza di esplicita comunicazione, l’Istituto, in qualità di sostituto d’imposta, procederà, ai sensi della normativa vigente, ad applicare le aliquote per scaglioni di reddito e a riconoscere le detrazioni d’imposta, di cui al citato articolo 13 del TUIR, sulla base del reddito erogato.

Trattamento fiscale dell’integrazione del prezzo di una cessione di quote societarie


Il presupposto impositivo della plusvalenza si origina con il momento di “perfezionamento del trasferimento” della proprietà della partecipazione o del titolo che si distingue da quello relativo “all’incasso del corrispettivo”. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 08 ottobre 2021, n. 686)

Ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettere c) e c-bis) del Testo unico delle imposte sui redditi, approvato con d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (Tuir) costituiscono redditi diversi di natura finanziaria le plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di partecipazioni e titoli assimilati da parte di persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa, arti o professioni o in qualità di lavoratore dipendente.
Il successivo articolo 68 del Tuir stabilisce le modalità di quantificazione delle plusvalenza che è costituita, in linea generale, dalla differenza tra il corrispettivo percepito e il costo di acquisto della partecipazione, aumentato di ogni onere inerente la produzione.
A decorrere dal 1° gennaio 2019, anche le plusvalenze realizzate mediante la cessione di partecipazioni sociali di natura “qualificata” sono soggette all’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi nella misura del 26 per cento (cfr. articolo 5 del decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461 e articolo 1, comma 1005, della legge 27 dicembre 2017, n. 205).
Al riguardo, si ricorda che antecedentemente a tali modifiche, le plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di partecipazioni qualificate erano tassate parzialmente con aliquota IRPEF progressiva, concorrendo alla formazione del reddito complessivo per il 40 per cento del loro ammontare complessivo se realizzate fino al 31 dicembre 2008, per il 49,72 per cento se realizzate nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2009 e il 31 dicembre 2017 e, infine, per il 58,14 per cento se realizzate a decorrere dal 1° gennaio 2018.
Come chiarito in numerosi documenti di prassi, le plusvalenze si intendono realizzate nel momento in cui si perfeziona la cessione a titolo oneroso delle partecipazioni, titoli e diritti piuttosto che nell’eventuale diverso momento in cui viene liquidato il corrispettivo della cessione (Cfr. circolari 24 giugno 1998 n. 165/E, 28 marzo 2012, n. 11/E e 27 giugno 2014, n. 19/E).
In sostanza, il presupposto impositivo della plusvalenza si origina con il momento di “perfezionamento del trasferimento” della proprietà della partecipazione o del titolo che si distingue da quello relativo “all’incasso del corrispettivo”.
Ne consegue che, in sostanza, il momento di realizzo della plusvalenza consente di determinare il regime di tassazione applicabile, mentre quello in cui il corrispettivo viene percepito determina, sulla base del principio di cassa, il periodo d’imposta in cui il reddito deve essere assoggettato a tassazione.


Pensione privilegiata ordinaria per causa di servizio: non si applica l’esenzione


La pensione privilegiata ordinaria riconosciuta a seguito di infermità o lesioni per fatti di servizio, avendo la sua causa genetica nel rapporto di dipendenza, deve essere considerata reddito di lavoro; pertanto non può beneficiare dell’esenzione IRPEF prevista per le pensioni di natura “risarcitoria”, quali le pensioni di guerra. (Corte di Cassazione – Ordinanza 05 ottobre 2021, n. 26912).

Il caso esaminato dalla Corte di Cassazione riguarda l’applicabilità dell’esenzione IRPEF, prevista dall’art. 34, co. 1, del DPR n. 601 del 1973 per le pensioni di guerra a natura “risarcitoria”, alla pensione privilegiata percentualistica dei militari riconosciuta a seguito di infermità o lesioni dipendenti da causa di servizio.
Nella fattispecie il contribuente ha presentato istanza di rimborso dell’IRPEF applicata sulla pensione privilegiata di cui all’art. 67, co. 2 e 3, del DPR n. 1092 del 1973, ritenendo che la stessa avesse natura “risarcitoria” e, pertanto, riconducibile al regime di esenzione previsto art. 34, co. 1, del DPR n. 601 del 1973.
L’Agenzia delle Entrate ha rigettato la richiesta di rimborso, rilevando che detta tipologia di pensione ha natura “reddituale”, e quindi non può beneficiare dell’esenzione IRPEF, riservata alle pensioni di natura “risarcitoria”.
I giudici tributari hanno respinto il ricorso del contribuente avverso il diniego di rimborso dell’IRPEF, affermando che la pensione privilegiata ordinaria, ascrivibile a causa di servizio, risulta commisurata alla base pensionabile, costituita dall’ultimo trattamento economico e, pertanto, non ha natura risarcitoria, ma reddituale. Secondo i giudici, l’esenzione deriva dall’esistenza di un rapporto di servizio obbligatorio che riconosce il diritto al trattamento pensionistico solo in riferimento alla gravità della menomazione, senza alcuna relazione con un pregresso trattamento retributivo.


Su ricorso del contribuente, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici tributari, evidenziando la natura reddituale delle pensioni privilegiate ordinarie dei militari ascrivibili a causa di servizio di cui all’art. 67, commi 2 e 3, del DPR n. 1092 del 1973.
Il regime di esenzione previsto dall’art. 34, del DPR n. 601 del 1973 stabilisce che “le pensioni di guerra di ogni tipo e denominazione e le relative indennità accessorie, gli assegni connessi alle pensioni privilegiate ordinarie, le pensioni connesse alle decorazioni dell’ordine militare d’Italia e i soprassoldi connessi alle medaglie al valor militare sono esenti dall’imposta sul reddito delle persone fisiche”.
La Corte Suprema ha osservato che detta norma è stata dichiarata costituzionalmente illegittima nella parte in cui non estende l’esenzione dall’IRPEF alle pensioni privilegiate ordinarie tabellari spettanti ai militari di leva (Corte Costituzionale – Sentenza n. 387 dell’11 luglio 1989).
Il giudice delle leggi ha distinto:
a) la pensione di guerra, che presuppone l’invalidità o la morte, per causa di guerra, dei militari delle forze armate e dei cittadini estranei all’apparato della difesa, è “commisurata solo all’entità del danno subito” e, quindi, ha carattere squisitamente risarcitorio e non reddituale, con la conseguenza che è esclusa dalla base dei reddito imponibile;
b) la pensione privilegiata ordinaria che “presuppone infermità o lesioni, ascrivibili a causa di servizio, sofferte da dipendenti, civili o militari, dello Stato”, ed è “commisurata alla base pensionabile, costituita dall’ultimo trattamento economico” e, quindi, non presenta … carattere risarcitorio, bensì reddituale”, donde “la negata irragionevolezza di un trattamento fiscale che esenta la pensione di guerra, quale erogazione di indennità a titolo di risarcimento di danni, dall’imposizione sul reddito delle persone fisiche, mentre ricomprende in tale imposizione, quale reddito (differito) di lavoro dipendente, le pensioni privilegiate ordinarie (civili e militari)”;
c) la “pensione privilegiata ordinaria tabellare erogata in caso di menomazioni riportate a causa del servizio militare di leva”, costituita da “un trattamento del tutto peculiare”, sia perché “si innesta su un rapporto di servizio obbligatorio”, sia perché “la sua entità non è correlata al pregresso trattamento retributivo, ma alla gravità della menomazione della capacità di lavoro subita in occasionalità necessaria con la prestazione del servizio di leva”. Da qui la natura non reddituale della pensione privilegiata ordinaria “militare tabellare”; natura che la diversifica dalle pensioni privilegiate ordinarie comuni, le quali presentano invece carattere reddituale (di retribuzione differita), mentre la rende assimilabile alle pensioni di guerra in ragione della comune funzione risarcitoria.
Con tale pronuncia, dunque, la Corte Costituzionale ha limitato l’estensione dell’esenzione soltanto alle pensioni privilegiate ordinarie “tabellari” erogate in caso di menomazioni riportate a causa del servizio militare di leva in ragione della obbligatorietà del rapporto di servizio cui le menomazioni sono connesse e del carattere non reddituale della erogazione, correlata non già al trattamento retributivo, ma alla gravità della menomazione subita.
Tale natura non reddituale distingue la pensione privilegiata ordinaria “militare tabellare” assimilata alle pensioni di guerra, in ragione, appunto, della comune funzione risarcitoria, dalla pensione privilegiata ordinaria “comune”, avente viceversa mero carattere reddituale.
In altri termini, a differenza della pensione di guerra di natura risarcitoria, le pensioni privilegiate ordinarie a seguito di infermità o lesioni per fatti di servizio hanno natura “previdenziale”, essendo dirette ad assicurare un trattamento di quiescenza di contenuto remunerativo al termine di un rapporto d’impiego o di servizio, e non si diversificano dall’ordinario trattamento di quiescenza se non nel quantum in ragione della menomazione all’integrità personale derivante dal fatto di servizio. Pertanto, non è possibile enucleare nell’unica prestazione pensionistica una componente risarcitoria a carattere non reddituale e, quindi, l’intera pensione, avendo la sua causa genetica nel rapporto di dipendenza, deve essere considerata reddito di lavoro imponibile.

Superbonus: interventi di demolizione e ricostruzione con incremento di volume


L’Agenzia delle entrate, con la risposta del 7 ottobre 2021, n. 684, ha fornito chiarimenti in materia di Superbonus e interventi di demolizione e ricostruzione con incremento di volume.

Con riferimento alla questione concernente la possibilità di accedere al Superbonus in relazione ad interventi ammissibili finalizzati alla riqualificazione energetica e alla riduzione del rischio sismico da realizzare mediante ricostruzione, su diverso sedime e con aumento della volumetria, di un fabbricato demolito, fermo restando che la qualificazione delle opere edilizie spetta al Comune, o altro ente territoriale competente in tema di classificazioni urbanistiche, è necessario che gli interventi edilizi da eseguire siano inquadrabili nella categoria della “ristrutturazione edilizia” e che dal titolo amministrativo autorizzativo risulti che non si tratta di un intervento di nuova costruzione.
In merito alla possibilità di accedere al Superbonus per le spese relative all’incremento di volume per interventi di demolizione e ricostruzione inquadrabili nella categoria della “ristrutturazione edilizia”, a differenza del “Supersismabonus” la detrazione fiscale legata al “Super ecobonus” non si applica alla parte eccedente il volume ante-operam.
In tale caso il contribuente ha l’onere di mantenere distinte, in termini di fatturazione, le due tipologie di intervento (ristrutturazione e ampliamento) o, in alternativa, di essere in possesso di un’apposita attestazione che indichi gli importi riferibili a ciascuna tipologia di intervento, rilasciata dall’impresa di costruzione o ristrutturazione ovvero dal direttore dei lavori sotto la propria responsabilità, utilizzando criteri oggettivi.
Con specifico riferimento alla detrazione delle spese sostenute per l’efficientamento energetico, i predetti interventi sono agevolabili a condizione che gli edifici oggetto degli interventi abbiano determinate caratteristiche tecniche e, in particolare, siano dotati di impianti di riscaldamento, presenti negli ambienti in cui si realizza l’intervento agevolabile.
Sono compresi fra gli edifici che accedono al Superbonus anche gli edifici privi di attestato di prestazione energetica perché sprovvisti di copertura, di uno o più muri perimetrali, o di entrambi, purché al termine degli interventi, che devono comprendere anche quelli di isolamento termico delle superfici opache verticali, orizzontali e inclinate che interessano l’involucro dell’edificio, anche in caso di demolizione e ricostruzione o di ricostruzione su sedime esistente, raggiungano una classe energetica in fascia A.
Per gli interventi di efficientamento energetico deve altresì essere dimostrato, sulla base di una relazione tecnica, che nello stato iniziale l’edificio era dotato di un impianto idoneo a riscaldare gli ambienti di cui era costituito. In tale ipotesi, non sarà necessario produrre l’A.P.E. iniziale.
Nel caso di specie, laddove l’intervento di ricostruzione che si intende effettuare rientri tra quelli di ristrutturazione edilizia e vengano effettuati interventi rientranti nel Superbonus, il contribuente potrà fruire delle citate agevolazioni nei limiti sopra riportati, nel rispetto di ogni altra condizione richiesta dalla normativa e fermo restando l’effettuazione di ogni adempimento richiesto.


Cessione del contratto di locazione: non è dovuta alcuna imposta per il subentro


Nell’ipotesi di subentro ad un contratto di locazione, la successione nella posizione del locatore o del conduttore va comunicata all’Agenzia delle entrate e non deve essere corrisposta alcuna imposta (Agenzia Entrate – risposta 07 ottobre 2021, n. 676).

L’Agenzia delle Entrate ha più volte precisato che nella ipotesi di subentro ex lege, in caso di modifica delle parti del contratto, riconducibile ad eventi estranei alla volontà negoziale, la successione nella posizione del locatore o del conduttore va comunicata all’Agenzia delle entrate e non deve essere corrisposta alcuna imposta.
Ai fini fiscali, l’unico adempimento richiesto, in caso di subentro è, infatti, quello di comunicare all’Agenzia delle entrate la successione nella posizione del conduttore o del locatore.
A tal fine, è necessario indicare il codice “6” nell’elenco degli “Adempimenti successivi” relativi al modello RLI; successivamente deve essere compilata la casella “Tipologia di subentro” inserendo il codice “2” previsto “in caso di trasferimento di uno o più diritti reali su beni immobili oggetto del contratto di locazione”.
Inoltre, in presenza delle condizioni di legge, in sede di subentro nella posizione di locatore, può essere esercitata anche l’opzione per accedere al regime della cedolare secca entro l’ordinario termine di trenta giorni decorrente dalla data del subentro.
Deve essere, indicata la data relativa all’adempimento nella casella “Data fine proroga o data cessione o Data risoluzione o data subentro” e gli estremi del contratto; inoltre deve essere compilato il quadro “B” contenente i dati anagrafici del soggetto che non è più parte del contratto (selezionando la casella cedente) e del subentrato (selezionando la casella cessionario/subentrante).
Con riferimento al caso di specie, si rappresenta, comunque, l’utilità di comunicare il subentro all’Ufficio territoriale competente, al fine di provvedere ad aggiornare le banche dati.
Come detto, tale comunicazione avviene utilizzando il modello RLI secondo le modalità suesposte e, per la stessa comunicazione, non sarà dovuta la corresponsione dell’imposta di registro.
Nel caso in esame, il subentro è del locatore e, pertanto, occorre compilare la sezione I del quadro B, indicando i dati del locatore che non è più parte del contratto (“cedente”) ed i dati del nuovo locatore (“subentrante”).
Il richiedente che comunica il subentro deve qualificarsi nella sezione III, casella “Tipo soggetto”, con il codice “1”, “parte del contratto”.


Adempimento spontaneo dei soggetti titolari di partita IVA


Comunicazione per la promozione dell’adempimento spontaneo nei confronti dei soggetti titolari di partita IVA che hanno omesso di presentare la “Comunicazione liquidazioni periodiche IVA” ancorché in presenza di fatture elettroniche emesse o corrispettivi memorizzati e trasmessi telematicamente o operazioni transfrontaliere comunicate (Agenzia delle entrate – provvedimento n. 257775 del 7 ottobre 2021)

Il Fisco ha dettato le modalità con le quali sono messe a disposizione del contribuente e della Guardia di Finanza, anche mediante l’utilizzo di strumenti informatici, le informazioni derivanti dal confronto tra le fatture elettroniche emesse dal contribuente, i corrispettivi memorizzati e trasmessi telematicamente o le comunicazioni delle operazioni transfrontaliere inviate dal contribuente stesso e le Comunicazioni liquidazioni periodiche IVA. In particolare, l’elenco dei contribuenti destinatari delle comunicazioni è costituito da coloro per i quali non è pervenuta la Comunicazione liquidazioni periodiche IVA per il trimestre di riferimento, sebbene risultino aver emesso fatture nello stesso periodo o memorizzato e trasmesso corrispettivi o comunicato transazioni con l’estero. Gli elementi e le informazioni riportati forniscono al contribuente indicazioni utili a porre rimedio agli eventuali errori od omissioni, mediante l’istituto del ravvedimento operoso.
Tale comportamento potrà essere posto in essere a prescindere dalla circostanza che la violazione sia già stata constatata ovvero che siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di controllo, di cui i soggetti interessati abbiano avuto formale conoscenza, salvo la notifica di un atto di liquidazione, di irrogazione delle sanzioni o, in generale, di accertamento, nonché il ricevimento di comunicazioni di irregolarità e degli esiti del controllo formale. Sono altresì indicate le modalità con le quali i contribuenti possono richiedere informazioni o comunicare all’Agenzia delle entrate eventuali elementi, fatti e circostanze dalla stessa non conosciuti.

Dichiarazioni trasmesse in ritardo dall’intermediario: cumulo giuridico per le sanzioni


La Corte di Cassazione ha affermato che in caso di più violazioni riguardanti l’omessa o ritardata trasmissione di dichiarazioni fiscali, la sanzione dovuta dall’intermediario incaricato è determinata applicando il cumulo giuridico e non quello materiale (Ordinanza 05 ottobre 2021, n. 26911).

Nel caso esaminato dalla Corte di Cassazione, il professionista abilitato ha tardivamente inviato n. 32 dichiarazioni dei redditi, con plurimi file, oltre 90 giorni dalla scadenza dei termini di presentazione.
L’Agenzia delle Entrate ha irrogato le sanzioni dovute applicando il “cumulo materiale”.
L’atto è stato impugnato dal professionista con ricorso che è stato accolto dai giudici tributari, i quali hanno affermato che in caso di violazioni in materia di trasmissione telematica delle dichiarazioni fiscali, devono ritenersi applicabili le disposizioni riguardanti il “cumulo giuridico” previsto in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie. In particolare, secondo i giudici, anche nell’ambito delle infrazioni commesse dall’intermediario è possibile distinguere le violazioni formali da quelle non formali, ben potendo ipotizzarsi fattispecie in cui la condotta dell’intermediario agevola l’evasione o comunque determina un minor incasso erariale (infrazione non meramente formale) e quella in cui tale condotta arreca solo un qualche ritardo o difficoltà alle operazioni di accertamento o riscossione (infrazioni formali).
La decisione è stata impugnata dall’Agenzia delle Entrate sostenendo l’applicazione del cumulo materiale delle sanzioni irrogate per ogni singolo file contenente le dichiarazioni trasmesse tardivamente, non potendo ravvisarsi il concorso materiale o formale delle violazioni.


La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, confermando l’applicazione del cumulo giuridico per le violazioni commesse dagli intermediari abilitati in relazione alla trasmissione telematica delle dichiarazioni fiscali.
In base alla disciplina sanzionatoria (art. 7-bis del D.Lgs. n. 241 del 1997), in caso di tardiva od omessa trasmissione delle dichiarazioni da parte dei soggetti incaricati (intermediari), a carico degli stessi si applica la sanzione amministrativa da Euro 516 a Euro 5.164.
In proposito, la Corte Suprema ha affermato che l’adozione di provvedimenti sanzionatori di competenza dell’Agenzia delle Entrate è soggetta alle disposizioni del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie.
Il rinvio ai principi generali recati dal D.Lgs. n. 472 del 1997, con l’unica esclusione della preventiva notifica dell’atto di contestazione, comporta che nella determinazione della sanzione per la tardiva trasmissione telematica di più dichiarazioni fiscali da parte dell’intermediario incaricato trova applicazione anche il principio del favor rei (art. 3, co. 3, del D.Lgs. n. 472 del 1997), in base al quale “se la legge in vigore al momento in cui è stata commessa la violazione e le leggi posteriori stabiliscono sanzioni di entità diversa, si applica la legge più favorevole, salvo che il provvedimento di irrogazione sia divenuto definitivo”.
Ne discende che, qualora l’intermediario incaricato incorra in più violazioni riguardanti la trasmissione telematica delle dichiarazioni, avendo omesso o ritardato la trasmissione di più dichiarazioni fiscali, si applica il cumulo giuridico previsto dall’art. 12 del D.Lgs. n. 472 del 1997 e non il cumulo materiale.
I giudici della Suprema Corte hanno precisato che ben si possono distinguere anche nell’ambito delle infrazioni commesse dall’intermediario le violazioni formali da quelle non formali (ed anche individuare le “meramente formali), in quanto sono ipotizzabili fattispecie in cui la condotta dell’intermediario agevola l’evasione o comunque determina un minor incasso erariale (infrazioni non meramente formali) ed ipotesi in cui tale condotta arreca solo un qualche ritardo o difficoltà alle operazioni di accertamento o riscossione (infrazioni formali).

Domanda di accesso ai benefici del “Fondo di garanzia mutui prima casa”


Con riferimento al Fondo di garanzia per i mutui per la prima casa è in arrivo il nuovo modulo di domanda di accesso ai benefici del Fondo (ABI – Lettera circolare 06 ottobre 2021, n. 2745)

Il 4 ottobre 2021, Consap SpA ha pubblicato sul proprio sito internet un ulteriore aggiornamento del modulo di domanda di accesso al Fondo dove è chiarito che, ai sensi di quanto previsto dall’art. 64, comma 3 del “Decreto Sostegni bis”, negli oneri accessori che devono essere compresi nel prezzo d’acquisto dell’immobile ai fini del calcolo del limite di finanziabilità, “possono essere ricomprese le spese notarili e le imposte”.